La Manticora: il mostro che custodisce il sapere proibito

Un mostro non esiste in natura
Un mostro è una decisione

 

Manticora in miniatura medievale con corpo di leone, volto umano e coda di scorpione, illustrazione da bestiario

 

L'uomo, a un certo punto, decide che una certa cosa (un animale, un'idea, una persona) è pericolosa e da quel momento la circonda di aculei, zanne e voci che mentono. La manticora è forse l'esempio più riuscito di questa operazione: una bestia immonda decisa a tavolino per sorvegliare il confine di ciò che sappiamo. Per convincerci a non oltrepassarlo. A non osare. A mantenerci nell'oscurità. La manticora non è un animale feroce ma è sin dal principio, un avvertimento con la coda di scorpione.

L'ho scelta come soggetto di una delle mie tavole devozionali proprio per questo: perché nessun mostro è mai innocente e la manticora meno di tutti ma prima di raccontarti da che parte l'ho messa, lascia che ti spieghi com'è stata costruita. Perché di costruzione si tratta.

 

Il nome è già una condanna

Manticora deriva dall'antico persiano martya-khvar (mangiatore di uomini) e già qui capiamo quanto non esista alcuna metafora o sfumatura, nessun dubbio su cosa sia. La bestia è definita già nel nome, nella sua fame per noi.

A metterla per iscritto fu Ctesia di Cnido, medico greco alla corte di Persia nel V secolo a.C. Nel suo trattato sull'India la descrisse con il corpo di leone rosso come il cinabro, il volto di un uomo, tre file di denti incastrati come i denti di un pettine e una coda capace di scagliare aculei velenosi come frecce. Specifica anche che la voce era un ibrido tra la tromba e il flauto perché addirittura il suono, in un mostro fatto bene, deve manipolare la sua natura ma anche la tua. Così la manticora entrò nel canone comune non perché qualcuno l'avesse realmente mai vista ma perché era troppo bella e utile come idea da lasciar perdere.

Manticora nella simbologia medievale, ibrido con testa d'uomo e coda nel codice miniato

 

Un volto umano è il dettaglio insopportabile

Nel Medioevo la manticora trovò la sua casa. I bestiari non erano manuali di zoologia ma prontuari morali travestiti da libri di animali. Ecco perché ogni bestia insegnava qualcosa fin nel dettaglio e ciò che la manticora insegnava era una cosa sola, la paura.

D'altronde i bestiari non nascevano dal nulla: discendevano tutti dal Physiologus, il testo greco di età tardo-antica che fu per secoli il più copiato d'Europa dopo la Bibbia. Da lì la manticora passò di codice in codice, arricchendosi copia dopo copia, di un dettaglio più feroce del precedente, come accade per ogni pettegolezzo che si rispetti. A questo proposito mi fa sempre sorridere che tale era il suo lavoro di terrorizzare la gente, che su alcuni manoscritti viene ritratta addirittura con lo sguardo umano rivolto allo spettatore. Un espediente eccellente che serviva a inchiodarti: non stai guardando una bestia lontana, la bestia sta guardando proprio te: peccatore dentro. 

Eppure sebbene divoratrice di anime in un corpo di predatore che dilania le carni, è il volto umano il vero dettaglio insopportabile: un leone che sbrana lo fa per fame e per natura ma un volto d'uomo che sbrana altri uomini è un tradimento. Un affronto alla civiltà che gli istinti li piega e domina fino a farli sparire del tutto.

La manticora spaventa perché è un ibrido e l'ibrido sfugge alle categorie incasellanti: non è questo, non è quello ma è il confine fatto carne. Come ogni creatura del mio bestiario sfugge a ogni gabbia. È qualcosa che non possiamo controllare. Che richiama paure ataviche e ancestrali. Ed è proprio per questa impossibilità di controllo che il confine è sempre il luogo più pericoloso: è lì che, per dirla con Goya, "Il sonno della ragione genera mostri".

Curioso, perché l'alchimia -che con gli ibridi ci ha lavorato secoli- nella coincidenza degli opposti (la coincidentia oppositorum) non vedeva un orrore ma il cuore stesso dell'Opera. Ciò che una tradizione demonizza, un'altra incorona. Dipende sempre da chi tiene la penna, da chi racconta la storia, da chi sceglie cosa vuole dominare.

 

La manticora divora anche i santi

Il temibile mostro però non si è fermato ai bestiari medievali ma è migrato nella letteratura rimanendoci fino ad oggi. 

Gustave Flaubert ad esempio la convoca ne La tentazione di sant'Antonio, tra le creature che assediano il santo nel deserto. Quale mostro migliore per tentare un uomo di fede, di uno che con un volto umano promette conoscenza? Da quel deserto la manticora è riemersa anche con Salman Rushdie che la cita nei suoi Versetti satanici e Jorge Luis Borges che le riserva un posto d'onore nel suo Manuale di zoologia fantastica del 1957, collocandola in quel "giardino zoologico delle mitologie" che giudicava, giustamente direi, più ricco di quello reale.

Però quello che mi diverte in tutto questo è che la manticora, nata per spaventare i viaggiatori diretti in Oriente, ha finito per popolare i sogni di molti scrittori e artisti di vario genere. Il mostro-guardiano è diventato musa. Se lo scopo di una sentinella è impedirti di guardare oltre, questa ha fallito davvero nel modo più elegante possibile: guardarla è diventato irresistibile. 

 

Chi decide cos'è un mostro

Ma chi decide cos'è un mostro? La manticora custodisce il confine del sapere proibito non perché sia cattiva ma perché nella costruzione è stata messa lì proprio per fare la guardia al proibito. È la sentinella del potere. Un potere che, oggi come ieri, la piazza davanti alle porte che preferirebbe restassero chiuse, le informazioni taciute, gli occhi cechi, le membra stanche, le menti spente. Tutto per dominare indisturbato. Ecco perché:

La manticora non è la prova che il sapere è pericoloso.

È la prova che qualcuno aveva paura che tu sapessi.

 

la manticora: il mostro che custodisce il sapere proibito

 

Curiosità che quasi nessuno racconta

  • Nasce da due miti fusi insieme. La manticora è probabilmente l'incrocio di due leggende diverse: una indiana (il divoratore di uomini con testa di tigre) e una greco-mediorientale (la bestia dalla coda di scorpione). Non a caso alcuni studiosi hanno ipotizzato che alla radice ci fosse semplicemente una tigre descritta male da chi non l'aveva mai vista.
  • Plinio il Vecchio la spostò in Etiopia. Il famoso romano l'aveva collocata dove si trovano proprio leoni dalla coda a ciuffo e istrici dagli aculei: forse un tentativo di "razionalizzare" il mostro, forse solo la voglia di averci a che fare.
  • Fu uno status symbol araldico. Almeno tre casate nobiliari inglesi la inserirono nei propri stemmi. Il mostro mangia-uomini evidentemente faceva anche una certa figura su uno scudo intimorendo gli altri. E rieccole qui, le fondamenta della paura.
  • Da guardiana a icona pop. La manticora ha invaso l'immaginario contemporaneo conservando spesso i tratti che Ctesia le mise addosso venticinque secoli fa.
    Nel mondo di Harry Potter è classificata dal Ministero della Magia col grado massimo di pericolosità (XXXXX, "assassina di maghi"): ha testa d'uomo, corpo di leone e coda di scorpione, una pelle che respinge quasi ogni incantesimo e -dettaglio squisitamente crudele ripreso dai bestiari- l'abitudine di cantare con dolcezza alla propria vittima mentre la divora. A proposito del mago più famoso della letteratura, sulla nuova serie HBO ho scritto qui perché Hogwarts è tornata ma l'amore sembra essersi perso per strada.
    In The Witcher ha corpo leonino, ali di pipistrello e la solita coda velenosa; gli studiosi dell'Accademia di Oxenfurt le attribuiscono tre file di denti della tradizione classica e si dice possa divorare fino a venti persone a lunazione. Non a caso una delle scuole dei witcher porta proprio il suo nome e il suo medaglione ne è il simbolo.
    Da Dungeons & Dragons a Final Fantasy, fino alla versione volutamente comica di Onward della Pixar, la manticora resta la stessa: un ibrido dal volto umano che uccide da lontano. Il mostro costruito per il male è diventato uno squisito oggetto da collezione, proprio come la tavola che gli ho dedicato.

 

La manticora in atelier

Nella mia versione la manticora accompagna la tavola dedicata all'Eresia, raffigurata come dea in un'incisione del 1589 di Antonius Eisenhoit. Nella tradizione l'allegoria del vizio, del peccato, dell'errore, del pensiero dissidente è molto spesso donna, mentre il mostro che le si accuccia accanto è un monito, una condanna certa. Dice al lettore da che parte deve stare, lo avvisa (e minaccia) di ciò che merita chi sconfina. Marchia la donna come pericolo, la sua conoscenza come colpa, tu come possibile accusato se osi altrettanto.

Nel mio ribaltamento c'è un cambio di ruolo della bestia. Ne evolvo il pensiero durante il trittico che sorge, evolve, s'illumina e diventa eretico.

  • La manticora da accusa oscurantista, diventa guardiana di quella pericolosa sapienza che intimoriva e veniva quindi definita eresia. Non custodisce più il confine per tenerti fuori ma per ricordarti che dietro c'è qualcosa che vale la pena sapere.
  • La donna non è più sorvegliata dallo scagnozzo del potere ma diventa lei stessa quel potere. Non è più in scacco della manticora ma l'affianca nel proprio ruolo indicandoti la via.

Nel trittico prendo tre donne che l'iconografia aveva ritratto come cadute, tentate o dannate e le rimetto in piedi come soggetti che scelgono, che sanno e che non chiedono scusa per saperlo. Non le riscrivo: le rileggo. Il confine tra la strega da bruciare e la dea da venerare, in fondo, è sempre stato solo una questione di chi impugnava la penna... e stavolta la impugno io.

Dove vive questa nuova manticora

Il piccolo tabernacolo da parete su arco gotico decorato a mano ad effetto reliquia è il Trittico Aurora Solis dove le figure femminili reclamano "virtute e canoscenza", anche singolarmente.

 

Tavola devozionale artigianale ad arco gotico: figura allegorica dell'Eresia con manticora, stampa antica su compensato sagomato, cornice dorata in rilievo. Fogliaviola.

 

 

Domande frequenti sulla manticora

Cosa significa "manticora"?
Deriva dall'antico persiano martya-khvar, "mangiatore di uomini": la creatura è definita fin dal nome dalla sua ferocia verso l'essere umano.

Che aspetto ha la manticora?
Corpo di leone rosso, volto umano, tre file di denti e una coda di scorpione capace di scagliare aculei velenosi. Nella descrizione di Ctesia possedeva anche una voce simile a un misto di tromba e flauto.

Cosa simboleggia la manticora?
Nei bestiari medievali rappresentava il male e il divoratore di anime. In chiave contemporanea può leggersi come la sentinella del sapere proibito: il mostro che il potere costruisce per sorvegliare ciò che preferirebbe tenere nascosto.

Da dove viene la manticora?
La prima descrizione risale a Ctesia di Cnido, V secolo a.C., che la collocò tra le meraviglie dell'India. Nasce probabilmente dalla fusione di un mito indiano e uno greco-mediorientale.

 

Commenti

No comments

Lascia un commento
La tua email resterà privata